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La prima Ferrari ibrida della storia del Cavallino

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È la prima Ferrari ibrida plug-in della storia del Cavallino il cui prezzo di vendita sarà comunicato nei prossimi giorni. Ha una potenza spropositata, di mille cavalli tondi tondi, e si chiama come la monoposto F1: SF90 Stradale. Inoltre può percorrere fino a 25 km in modalità soltanto elettrica, nel silenzio più assoluto. Bastano questi pochi elementi chiave a far capire di che pasta sia fatta la nuova supercar Ferrari, erede di tutte le ipersportive più estreme del Cavallino, dalla F40, alla Enzo fino all’ultima LaFerrari.

TECNICA: V8 AL POSTO DEL V12

Sotto il cofano trasparente che cela il propulsore c’è una grande novità: è stato abbandonato il classico propulsore 12 cilindri a V simbolo delle hypercar del Cavallino, perché questo frazionamento mal si combinava con le necessità dell’elettrificazione. E soprattutto avrebbe aumentato ingombri e pesi a scapito della maneggevolezza di guida. Per cui la Ferrari ha adottato un propulsore V8, derivato da quello della sua berlinetta più compatta, ma con significative modifiche. In questo caso il V8 biturbo è stato reingegnerizzato, maggiorato di cilindrata da 3,9 a 4 litri tondi aumentando l’alesaggio, e modificato profondamente nella testata con l’adozione di una iniezione diretta GDI a 350 bar.

TECNICA: 3 MOTORI ELETTRICI

I motori elettrici sono tre per uno scopo preciso. Uno, il più grosso, è montato posteriormente, solidale col motore termico e da solo eroga 150 kW (204 cv). Questo propulsore funziona sempre, garantendo un boost di potenza alla SF90 Stradale che ne aumenta coppia e prestazioni in accelerazione. Inoltre sull’avantreno vi sono altri due motori elettrici più piccoli (da 85 kW complessivi di potenza) che hanno doppio scopo: prima di tutto azionano le ruote anteriori, e perciò la SF90 Stradale in certe condizioni diventa una quattro ruote motrici a tutti gli effetti. Contribuiscono anche a generare un surplus di potenza in accelerazione e ottimizzare la trazione. Ma svolgono anche un lavoro fondamentale per migliorare la tenuta di strada in curva: essendo motori elettrici, possono essere fatti ruotare a velocità differente su ognuna delle ruote. In questo modo, gestiti dalla sofisticata centralina di bordo, riescono a generare un effetto torque vectoring all’avantreno che aiuta a chiudere la traiettoria in curva limitando eventuale sottosterzo.

FONTE “AUTO.IT”

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